Londra: God Save the Bar

di Pauline Rosa | Londra, la capitale che non dorme mai, è un crogiolo di storia, cultura e innovazione. La città ha un fascino ineguagliabile, dove la monarchia si intreccia con la modernità, e la Tube e i cab non sono solo mezzi di trasporto, ma simboli di una metropoli che si muove al ritmo frenetico della sua energia. Londra ha saputo conquistarmi come nessun’altra metropoli è riuscita a fare, nemmeno New York o le metropoli asiatiche. La sua vivacità, la sua capacità di evolversi senza mai perdere il contatto con le sue tradizioni, mi hanno rapita.

E tra le sue mille sfumature, Londra continua a essere una delle capitali mondiali della miscelazione, un luogo dove la mixology vive e respira. Questa città, che è stata culla di movimenti culturali rivoluzionari come il Punk, è anche il cuore pulsante dell’arte del cocktail. I bar di Londra, sparsi tra i suoi quartieri, sono veri e propri templi della creatività, dove l’arte del bere si fonde con l’innovazione.

Ogni angolo della capitale offre una storia da raccontare, una tradizione da rispettare e una nuova prospettiva da esplorare, dalle contaminazioni internazionali ai grandi classici della miscelazione. Ma, nonostante questo splendore, Londra sta affrontando delle difficoltà: la Brexit e la pandemia hanno portato nuove sfide, che potrebbero mettere a rischio la sua posizione di capitale mondiale della mixology.

La Nascita della mixology a Londra

Per comprendere a fondo la cultura della miscelazione a Londra, mi sono affidata a Luca Rapetti, una vera e propria enciclopedia vivente. Luca, ex bartender e ora Sales Manager, è Curator della UK Bartenders Guild, una delle più prestigiose associazioni del settore, fondata nel 1934. Durante un incontro al Mandarin Oriental, le sue parole sono state fonte di grande ispirazione e mi hanno fornito una visione chiara su come Londra abbia costruito la sua fama come capitale della mixology.

La Gran Bretagna, e in particolare Londra, non ha mai avuto una tradizione vinicola paragonabile a quella italiana, ma ha sviluppato fin dai primi secoli una solida cultura dei distillati. Come afferma Luca: “Se guardiamo alla storia, vediamo che in Gran Bretagna non c’era la stessa cultura del vino che troviamo in Italia, ma esisteva comunque una tradizione legata ai distillati”.  La Gran Bretagna, infatti, ha visto una forte crescita dei distillati, che venivano utilizzati non solo per il consumo quotidiano, ma anche come base per la creazione di bevande miscelate.

La sua posizione strategica, un crocevia di scambi commerciali con le colonie, ha arricchito questa tradizione di influenze esterne. Le spezie provenienti dalle colonie e i distillati esotici, come il Rum, hanno fatto il loro ingresso nella cultura del bere londinese. Il punch, una delle prime bevande miscelate, è un esempio emblematico di come Londra fosse un punto di incontro culturale, in grado di integrare ingredienti provenienti da diverse tradizioni.

L’unione di questi ingredienti ha dato vita a bevande come il punch, che è uno degli esempi più emblematici di come le tradizioni culinarie si siano intrecciate con quella del bere”, racconta Luca. Univa Rum, zucchero, agrumi, spezie e acqua, creando una bevanda che non solo alleggeriva il distillato, ma diventava anche un simbolo di un’epoca di scambi globali.

L’Influenza americana

Il XIX secolo segna un’importante evoluzione per la mixology londinese. Con l’incontro dei bartender americani e londinesi, la cultura del cocktail giunse nella capitale inglese. Gli Stati Uniti, da sempre pionieri nella creazione di cocktail, trasmisero a Londra la cultura del bere raffinato, e gli americani, come Jerry Thomas, ebbero il merito di sistematizzare le ricette e di promuovere l’arte della miscelazione.

Questo incontro tra le due realtà ha trasformato Londra in un punto di riferimento mondiale per la preparazione di cocktail. “Già negli Stati Uniti, i bartender erano riconosciuti come veri e propri artisti, e questa cultura è arrivata a Londra negli anni Settanta del XIX secolo”, spiega Luca.

Un episodio significativo di questa evoluzione avviene con l’arrivo del bartender austriaco Engel, che lavorava al Criterion Theatre di Londra, uno dei primi American bar della capitale. L’introduzione di bevande miscelate in stile americano ha segnato una svolta nella scena londinese della mixology.

Il proibizionismo e i bartender americani

Un altro capitolo fondamentale nella storia della mixology londinese si scrive con l’avvento del proibizionismo negli Stati Uniti. Tra il 1920 e il 1933, con il divieto della produzione e vendita di alcolici, molti bartender americani si rifugiano a Londra, portando con sé non solo la loro esperienza, ma anche una nuova prospettiva sulla cultura del cocktail.

La città diventa un centro internazionale per l’arte del bere, con locali come il Savoy, il Langham e il Café Royal che divennero punti di riferimento per la miscelazione. Nel 1934 viene fondata la United Kingdom Bartenders’ Guild (UKBG), un’associazione che avrebbe avuto un ruolo cruciale nel consolidare la figura del bartender come professionista e nel promuovere la qualità della mixology.

“La UKBG è stata una delle chiavi per elevare la professione di bartender a Londra”, afferma Luca. La Gilda ha spinto per l’istituzione di competizioni, corsi di formazione e per la diffusione di nuove ricette, dando vita a una vera e propria cultura della miscelazione professionale. Oggi conta circa 2000 membri e continua a promuovere, tutelare e formare la figura del bartender attraverso eventi e opportunità di formazione.

Mixology contemporanea e nuove generazioni

Gli anni Ottanta e Novanta segnano un periodo di grande fermento per la mixology a Londra. In questo periodo emergono figure iconiche come Dick Bradsell, il creatore dell’Espresso Martini, un cocktail che rivoluziona il panorama internazionale. “Bradsell è stato uno dei pionieri della mixology moderna a Londra”, dice Luca. La sua capacità di innovare, come nel caso dell’Espresso Martini, ha avuto un impatto duraturo, portando la miscelazione a un livello di raffinatezza mai visto prima.

Oltre a Bradsell, Londra ha visto la nascita di figure leggendari come Ada Coleman, la prima Head Barlady dell’American Bar del Savoy e creatrice dell’Hanky Panky, e Joe Gilmore, creatore del Moonwalk, il cocktail creato per celebrare l’atterraggio sulla luna dell’Apollo 11.

Il “Maestro” Salvatore Calabrese ha lasciato e lascia il segno con la sua arte, mentre Ryan Chetiyawardana ha fondato i celebri bar “Dandelyan” (ora “Lyaness”) e “Super Lyan”. Alex Kratena, ex Head Bartender dell’Artesian, e Monica Berg, con il suo Tayēr + Elementary, sono altri esempi di come Londra continui a essere un epicentro della mixology innovativa.

Anche oggi, Londra continua a essere la patria di bartender che spingono continuamente i confini della mixology. Dalla ricerca sugli ingredienti, alle nuove tecniche, ai concetti di hospitality, la scena londinese è in continua evoluzione. I bar della capitale, che spaziano dai rooftop ai locali underground, rappresentano un mix di tradizione e innovazione. Dai bar storici come il Connaught, Dukes e Donovan, a Kwant e Laki Khane, Londra offre un’incredibile varietà di esperienze di miscelazione.

L’evoluzione degli anni Novanta  

Nel cuore degli anni Novanta, la scena della mixology a Londra subisce un importante cambiamento grazie all’introduzione di marchi di distillati internazionali come Grey Goose. Brian Silva, ex Bar Manager di Rules e Balthazar, si trasferì da Boston a Londra nel 1989, e racconta che quando arrivò, la cultura del bere miscelato non era molto sviluppata. “All’inizio, qui si beveva principalmente un Gin & Tonic o un Martini con limonata. Ma poi, le cose sono cambiate” afferma Silva. La domanda del pubblico comincia a focalizzarsi su marchi di qualità e preferenze specifiche.

Dopo l’arrivo di Grey Goose, i clienti cominciarono a chiedere ‘Grey Goose & tonic’, e così ha preso piede una nuova cultura del bere“. Durante la sua carriera, che lo ha visto lavorare al fianco di nomi come Gordon Ramsay e Angela Hartnett, Brian ha imparato che, in mixology, la tecnica e il bilanciamento sono essenziali. “La creatività è fondamentale, ma la semplicità spesso vince. A volte, complichiamo troppo le cose. Bisogna trovare il giusto equilibrio”, conclude.

Eventi e ambassador

Uno degli aspetti che rende Londra unica nel panorama mondiale della mixology è la vivacità degli eventi legati al mondo dei cocktail. Ogni giorno si svolgono masterclass, takeover e competizioni, spesso organizzate in collaborazione con brand di spicco. Andrew Scutts, fondatore di Cocktails and the City, un evento che riunisce i migliori bar della capitale, afferma che questo evento non è solo per la industry, ma soprattutto per i consumatori: “Ho voluto dare a brand, locali e consumatori un’occasione dinamica, divertente e educativa dove il pubblico può scoprire la professionalità dei bartender e il lavoro dei brand.”

Tanti eventi, sì, ma importante è il creare delle vere e proprie esperienze di impatto, non solo delle occasioni di ritrovo o di fare festa. Far capire a chi si rivolge il brand e il concetto, per poi far innamorare l’audience.

Nel panorama competitivo di Londra, l’importanza di un Brand Ambassador è evidente. Roberto Deiana, Brand Ambassador di Cadello, osserva che la costanza e la qualità sono le chiavi per entrare nel mercato londinese, che è dominato da “big sharks”“In una città come Londra, se c’è qualità, il prodotto va. Ma bisogna sapere anche quando è il momento giusto per approcciare un locale e come farlo”, spiega Davide Gagliazzo, fondatore di Karminia, un brand di Vermouth di Torino. Inoltre, bisogna capire chi approcciare. Non ha senso voler a tutti i costi entrare in un posto non in linea con il brand.

Le sfide attuali della mixology a Londra

Nonostante il successo e la notorietà della mixology londinese, il settore sta affrontando alcune sfide significative. La Brexit e la pandemia hanno portato a una carenza di personale qualificato, un problema che sta mettendo in difficoltà molti locali. La difficoltà nel trovare giovani talenti appassionati è uno degli ostacoli principali. Oggi, molti giovani vedono l’ospitalità come un lavoro temporaneo piuttosto che una carriera a lungo termine. Questo cambiamento di mentalità sta influenzando negativamente la qualità del servizio e della formazione.

Le nuove generazioni sono anche più concentrate sull’immagine online e sui social media, spesso a discapito delle competenze pratiche e della passione per il mestiere. Come osserva Jan Furgio, bartender con oltre 15 anni di esperienza a Londra: “Oggi molti ragazzi vogliono tutto subito. Manca la passione e la voglia di imparare, la cazzimma”. La Brexit ha inoltre ridotto la disponibilità di manodopera internazionale, e la città, che una volta era accogliente, sembra essere diventata più fredda e distante. Jan ha deciso di tornare in Italia con il progetto di aprire il suo cocktail bar a Napoli. “Londra è stata la mia scuola, ma ora voglio portare tutto quello che ho imparato qui a casa mia”, afferma Jan.

Nonostante queste difficoltà, Londra continua ad essere una città vibrante, che guarda al futuro con la speranza di risolvere le sfide attuali. La mixology londinese rimane un punto di riferimento mondiale, e la città ha ancora molto da offrire a chi è disposto a investire tempo e passione per imparare e crescere in questo affascinante settore.

Vietato fermarsi

Londra è una città che ha visto nascere e crescere la mixology, che ha portato la cultura del cocktail a livelli di eccellenza mondiale. Con una storia che affonda le radici nell’incontro di culture diverse, Londra è diventata una capitale globale della miscelazione, dove innovazione e tradizione si incontrano per creare esperienze uniche. Nonostante le difficoltà e le sfide del mercato, Londra rimane un punto di riferimento per chi vuole esplorare l’arte della mixology e vivere la magia che solo questa città sa offrire. “Londra è una città dove impari a vivere”, mi dice qualcuno, “ti apre la testa, la mente”. È una città dalle mille culture diverse, capace di formarti. Nonostante le difficoltà, Londra va avanti.


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