Savoy, il simbolo di un’epoca

di Luca Tesser | Il Savoy Hotel è stato il primo hotel di lusso aperto a Londra. È il 1889 e Richard D’Oyly Carte, noto impresario teatrale, dopo un viaggio negli Stati Uniti, decide di dare alla City un albergo prestigioso.

La nuova struttura sorge nella proprietà di famiglia sullo Strand, vicino alle rive del Tamigi, nei pressi del Savoy Theatre.

A realizzare il progetto è  George Holloway, nome noto dell’epoca ed esperto nella realizzazione di hotel di lusso. L’idea era creare una struttura che assomigliasse ai grandi alberghi coloniali della Costa Azzurra.

Sul design degli esterni spicca la firma di A.H. Mackmurdo celebre designer del movimento Art Nouveau, mentre gli interni sono originariamente in stile vittoriano, lussuosi e confortevoli.

Successivamente, si passa però allo stile Art Déco: lo si vede nella celebre insegna in acciaio, datata 1929.

Eleganza e innovazione

L’innovazione è sempre stata un elemento fondamentale per il Savoy.

L’hotel ha sempre anticipato i tempi: è stata una delle prime strutture a Londra ad avere la corrente elettrica  e al momento della grande apertura lo illuminavano totalmente le lampadine, che  Edison aveva inventato una decina di anni prima.

Fu anche il primo albergo della città ad avvalersi di ascensori idraulici e, nel 1984, di computer per la registrazione dei clienti.

Dal 1890 il ristorante del Savoy divenne il locale più all’avanguardia d’Europa, grazie alla maestria di Auguste Escoffier, direttore della cucina al quale si deve la creazione dell’industria della ristorazione moderna.

Il Savoy è quindi sempre stato sinonimo di modernità e innovazione: all’epoca si poteva persino prenotare la propria camera direttamente dal piroscafo, in arrivo magari da New York, utilizzando i marconigrammi.

Non è un caso, infine, che il primo direttore generale del Savoy fu Caesar Ritz, il creatore della moderna ospitalità del lusso e fondatore del celebre Hotel Ritz di Parigi.

Le donne del Savoy

Con il cocktail bar del Savoy, la concezione moderna del cocktail, che all’epoca spopolava negli Stati Uniti, arriva a Londra e diventa parte integrante della cultura della città. Da subito l’American bar del Savoy diviene un’icona, un luogo di eccellenza nel quale lo stile americano di bere drink diventa di tendenza.

Alcuni dei cocktail più conosciuti al mondo nacquero qui e i bartender che negli anni hanno lavorato al bancone hanno letteralmente scritto la storia della miscelazione.

Un nome su tutti, quello della leggendaria Ada Coleman, la donna più famosa della miscelazione, che fu a capo del bar del Savoy nei primi anni del Novecento. Ad Ada Coleman si deve l’invenzione, nel 1920, dell’Hanky Panky, un cocktail che ha saputo conquistare un ruolo da protagonista nella miscelazione di stampo classico.

Si tratta, di fatto, di un twist on classic di uno dei cocktail più conosciuti al mondo, il Martinez, a cui si aggiunge una piccola parte di Fernet, il tocco che rende questo drink un gioiello della miscelazione destinato a farsi strada fra i grandi cocktail della storia.

L’immagine di Ada Coleman è stata iconica e lo stesso prestigio del locale è indubbiamente legato al nome di questa donna che, comunque, non fu l’unica a lavorarci: un’altra icona della miscelazione femminile, Ruth Burgess, condivise con lei il bancone dell’American bar del Savoy, non senza qualche attrito.

Pare, infatti, che le due lady della miscelazione londinese non andassero propriamente d’amore e d’accordo e che ci fosse tra le due un’aperta ostilità.

Tuttavia, non era insolito vedere delle bar lady all’epoca, perché non vi era nessuna preclusione al fatto che le donne svolgessero una professione di quel tipo.

Da Craddock …

A raccogliere l’eredità di Ada Coleman fu Harry Craddock, un altro bartender leggendario che fece tesoro del prestigio acquisito dal Savoy e continuò ad alimentarlo, portando il locale al suo periodo di massimo splendore.

Con Craddock il cocktail bar del Savoy entrò nella leggenda. Cittadino americano, ma di origini inglesi, arrivò a Londra dopo aver perso il lavoro negli Stati Uniti a causa del proibizionismo.

Fra i cocktail che lo resero famoso ci fu indubbiamente il White Lady, un Daisy cocktail a base Gin, sontuoso ed elegante, abbinato a liquore all’arancia e limone, che divenne simbolo dell’eccellenza e dell’esclusività del Savoy.

A Craddock si deve anche la creazione del celebre Savoy Cocktail Book nel 1930; il libro, che raccoglieva le ricette del Savoy, divenne, fin da subito, un testo sacro della miscelazione classica.

A Lorinzc

Inoltre, il Savoy Cocktail Book si rivelò un’opera d’arte non solo per i contenuti, ma anche per la bellezza delle illustrazioni Decò che conteneva. Craddock restò a capo del Savoy fino agli anni Cinquanta e passò il testimone al suo allievo Joe Gilmore, che guidò il bar del Savoy fino al 1975. Gilmore sarà protagonista dell’inizio dell’epoca moderna del Savoy e dedicherà allo sbarco sulla luna il suo Moonwalk, sparkling cocktail che abbina Grand Marnier, acqua di fiori di arancio, Bitter al pompelmo e Champagne.

Il percorso contemporaneo dell’American Bar del Savoy passa dal grandissimo Peter Dorelli, che ha lasciato un marchio inconfondibile di gusto e personalità a partire dagli anni Ottanta, fino ad arrivare a Erick Lorincz, che nel 2010 ottiene la guida del Savoy, portando uno stile di perfezione di stampo giapponese e una teatralità del gesto inarrivabile.

Oggi, come in passato, il cocktail bar del Savoy è ancora protagonista della miscelazione mondiale.

Fra esclusività e storia

L’American Bar del Savoy fin dalla sua nascita è stato un luogo d’incontro esclusivo, il salotto per eccellenza per personalità della politica, della famiglia reale, dell’industria, per star del cinema e della musica.

Per oltre cento anni questo cocktail bar ha visto passare le personalità più importanti della storia. Ai suoi tavoli si sono accomodati personaggi quali: Wiston Churchill, Mary Pickford, Cary Grant, John Wayne, Ava Gardner, Frank Sinatra, Bob Hope, Marilyn Monroe, Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Giacomo Puccini, Maria Callas, Bob Dylan e tantissimi altri.

Anche grazie a queste frequentazioni illustri il locale ha creato attorno a sé un vero e proprio mito, diventando un luogo unico, che ha dettato le regole di una miscelazione ancora oggi all’avanguardia e intramontabile.

Se i muri del Savoy potessero parlare, ci offrirebbero una rappresentazione veritiera della storia e della società, fra feste, incontri clandestini, flirt fra personaggi famosi, mentre i suoi cocktail, che hanno sempre rappresentato il classico per eccellenza, accompagnavano il susseguirsi del tempo.


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