New Generation

di Roy Batty |  Il mondo è cambiato e ostinarsi a rimanere fedeli a un modo di lavorare legato al passato non ha alcun senso. La crisi che il bar sta vivendo oggi, e non è una sensazione, ma qualcosa di reale, è data anche dalla difficoltà di comprendere la “new generation”, di capire che cosa vogliono e che cosa li può rendere interessati a un cocktail bar.

Un tempo, quasi tutti i locali notturni erano affollati, soprattutto durante il fine settimana, semplicemente perché nel weekend il diktat era “Uscire, uscire, uscire!”, da intendersi come “uscire a bere, girare per locali per socializzare, divertirsi, stare in compagnia.

Oggi per le nuove generazioni le cose sono cambiate: si esce lo stesso, vero, ma non necessariamente per andare a bere in un qualsiasi locale alla moda. Si esce per fare qualcosa di concreto e non più “tanto per uscire”.

Per molti ragazzi il bere oltre misura o fumare non è visto come qualcosa di “figo”: sono più attenti alla salute, bevono meglio e più responsabilmente. Per stare bene si va in palestra, si fa sport e il benessere psico-fisico è visto come una cosa seria.

I ragazzi sono anche incredibilmente più attenti, forse solo per paura, a non infrangere determinate regole: devo guidare? Allora non bevo. Una scelta che anni fa, spesso, non era contemplata: semplicemente, si rischiava, senza pensare alle conseguenze.

Ovviamente, non si può fare di tutta l’erba un fascio: c’è sempre chi rifiuta le regole, chi si sbronza fino a svenire, ma nella maggior parte dei casi chi frequenta i cocktail bar è decisamente più attento e misurato.

Se siamo di fronte a un cambiamento generazionale, mi sembra ovvio che si debba reagire velocemente e rispondere a un pubblico che beve meno, ma presta più attenzione alle nuove tendenze e, soprattutto, alla qualità: è un pubblico che gradisce non solo cocktail dalla gradazione alcolica capace di stendere un elefante, ma anche drink low alcol e no alcol, purché fatti con la stessa cura e gli stessi ingredienti di qualità di cocktail alcolici.

Non è accettabile, quindi, che nei cocktail bar dove si offre una miscelazione d’eccellenza si propongano, se richiesti, analcolici fatti con un terribile misto di succhi di frutta e sciroppi, come se la richiesta di un analcolico sia un’offesa alla maestria del bartender.

Oggi ci sono moltissimi strumenti per far si che il cocktail low alcol e analcolici siano allo stesso livello del resto della drink list, dunque, perché non fare anche questi drink a regola d’arte? Adeguarsi alla sfida del No-Low non significa snaturarsi.

Le nuove generazioni hanno bisogno di motivi validi per uscire, per andare in un locale o in un altro, non seguono le mode senza farsi delle domande: insomma, non vanno in un bar semplicemente perché lì ci vanno tutti. Scelgono il determinato locale perché lì si beve bene, c’è una bella atmosfera e c’è un’offerta interessante, magari resa popolare dai social.

Sono gli eventi e le proposte di esperienze dedicate a fare la differenza e a essere apprezzate dalle nuove generazioni, che sono curiose, amano provare qualcosa di diverso e mettersi in gioco.

E proprio il coraggio di mettersi in gioco è quello che serve anche ai locali: si devono sforzare di costruire qualcosa che attragga i più giovani. Non è più tempo di lasciar correre o insistere in un modo di lavorare sempre uguale a sé stesso.

 


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